La fede nell' indissolubile e ripercorribile unità tra il soggetto individuale e la Natura rende possibile attingere l'Infinito. L'uomo partecipe e parte dello spirito del mondo. Prospettiva affascinante, una porta per accedere al divino che tutto pervade.
Cito le parole di Holderlin nel suo
Iperione che canta questa possibilità.
"O natura felice! Io non so che sia di me, quando sollevo lo sguardo innanzi alla tua bellezza, ma tutta la gioia del cielo è nelle lagrime ch’io verso dinnazi a te, come l’amante dinnanzi all’amata.
Tutto il mio essere tace e si tende, quando il soave alito dell’aura scherza col mio petto.
Sperduto nell’immenso azzurro, io volgo spesso lo sguardo nell’alto etere, e giù nel mare sacro, e sento come se uno spirito affine mi tendesse le braccia, come se il dolore della solitudine mi sciogliesse nella vita degli dèi.
Essere uno col tutto, questa è la vita degli dèi, è il cielo dell’uomo!
Essere uno col tutto ciò che vive, tornare in un beato divino oblio di sé, nel tutto della natura, questo è il vertice dei pensieri e delle gioie, questa è la sacra vetta del monte, la sede dell’eterna quieta, ove il meriggio perde la sua afa e il tuono la sua voce, e il mare infuriato assomiglia all’ondeggiare di un campo di spighe.
Essere uno col tutto ciò che vive! Con queste parole la virtù depone la sua corazza corrucciata, lo spirito dell’uomo depone il suo scettro e tutti i pensieri si dissolvono dinnanzi all’immagine del mondo eternamente uno, così come le regole dell’artista che lotta scompaiono innanzi alla sua Urania, e il ferreo fato rinuncia al suo dominio e la morte scompare dalla società degli esseri e indissolubilità e giovinezza eterna colman di beatitudine e bellezza il mondo."
Edited by _lucyinthesky_ - 16/6/2009, 10:18"Così l'apollineo ci strappa all'universalità dionisiaca"
F. Nietzsche